10/11/13

Primo stop dell’anno. La settimana di riposo non ha portato benefici. Sicuramente ho preteso un po’ troppo dal mio fisico, non certo avvezzo a “corsette” di sei ore consecutive. Così l’uscita di mercoledì 6 per verificare le condizioni del polpaccio in vista della mezza di Riva del Garda si è rivelata una sofferenza per il dolore fin dal primo passo, tanto che alla prima salitella, dopo 1,7 km mi sono dovuto fermare, prima di far danni, visto che il dolore era insopportabile. Così zoppicando sono rientrato a casa, mettendo una croce sulla partecipazione alla mezza di domenica 10. Appena il dolore diminuirà andrò a farmi sistemare dall’amico Stefano, sempre pronto nel momento del bisogno.

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THE BLUE BIKE

Ieri sera, mentre facevo un po’ di cyclette riabilitativa, ho fatto partire la registrazione di un documentario che avevo registrato tempo fa su Bike Channel. Premesso che non sono un amante della bici devo dire che sono sempre molto affascinato dai panorami, dai paesaggi e anche dallo sforzo agonistico dei ciclisti, professionisti o amatori che siamo. Perciò malgrado tecnicamente non ne capisca niente (rapporti, bici spaziali ecc.) guardo volentieri programmi quali “Le grandi salite del ciclismo” con Davide Cassani (che se è davvero come appare in tv è veramente una persona speciale) un programma durante il quale Davide accompagnato da Massimo Boglia e da un grande nome del ciclismo attuale o passato percorre metro dopo metro le salite più famose di Giro d’Italia e Tour de France, raccontando sensazioni, aneddoti e particolari. Cos’ mi sono appassionato a questo canale e quando “sfogliando” i programmi ho visto un documentario dal titolo “The Blue Bike” l’ho registrato. Per farla breve si tratta dell’impresa sportiva di un uomo di mezza età che per onorare l’amicizia con un anziano vicino di casa, parte dall’Australia e si reca in Francia per ripercorrere la salita del Mont Ventoux, il “Gigante della Provenza” che l’amico ha fatto 25 anni prima. Per farlo userà la stessa bici da corsa dell’amico: la Blue Bike. Nota particolare: il protagonista da anni ha una vita sedentaria … il resto lo potrete scoprire solo vedendolo. Mi sono appassionato tanto che la mia pedalata è durata molto più del previsto, ho ammirato i paesaggi mostrati, da quelli australiani all’amata Provenza, ma soprattutto ho sofferto e “spinto” insieme a lui durante la durissima ascesa. Gli ultimi chilometri li ho vissuti con un senso di profonda commozione e all’arrivo avevo un groppo alla gola che si è trasformato in lacrime quando il protagonista, dalla cima del Mont Ventoux ha chiamato il suo amico in Australia per dedicargli il suo successo.

31/10/13

La sei ore, se dal lato affaticamento non mi ha causato alcun problema, ho invece presentato il conto per quanto riguarda il dolore avvertito già sul finire della gara tra il polpaccio ed il retro del ginocchio. Malgrado il fastidio lunedì sera 6,58 km (41’41”) a Corri x Salò e mercoledì sera 6,76 km tra Villanuova e Gavardo (37’47”). Il dolore però è ancora molto forte e così decido di fermarmi una settimana, sperando di recuperare in tempo per la mezza di Riva, dove non conto di fare niente di speciale, ma solo di arrivare in fondo dignitosamente. La scorsa settimana, grazie alla sei ore, ho fatto registrare il mio massimo in km, totalizzandone 63,919. Anche il mese di ottobre è stato il più produttivo di sempre con 184,356 km quasi 23 km in più del precedente massimo fatto registrare a maggio 2013. I km da inizio anno sono arrivati a 1.402.

6 ORE – ULTRAMARATONA DEL TRICOLORE – REGGIO EMILIA – 26/10/13

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E’ arrivato il giorno della mia prima ultra-maratona. Stranamente l’avvicinamento è stato molto tranquillo e rilassato, molto più che quello ad una “mezza”. Forse l’aver realizzato il nuovo personale sulla mezza alla Brixia Half Marathon mi ha tolto la pressione che in maniera latente mi rendeva agitato prima di ogni gara (infatti già a Bedizzole ero particolarmente rilassato), così che gli ultimi giorni, a parte qualche fugace pensiero, non mi sono preoccupato più di tanto. La trasferta dei tre rappresentanti di Garda Running (oltre a me ci sono Beppe e Gualtiero) inizia alle 6,30 quando recupero Gualtiero sopra via Mulini. Ne approfitto per dare il buongiorno al “gruppo” su whatsapp postando la foto del camper nel buio del mattino. Passiamo da Gavardo a prendere Beppe e via in direzione casello di Brescia Sud per incontrarci con un amico di Beppe che verrà con noi. Ripartiamo da Brescia Sud alle 7,15 e malgrado un po’ di nebbia proseguiamo spediti.

Arriviamo a Reggio verso le 8,40 e dopo qualche giro a vuoto troviamo l’aeroporto (campo volo) nei cui pressi vi è il tracciato di gara. Rapido ritiro del pettorale e di nuovo sul camper per la “vestizione”. Facciamo tutto con calma e verso le 9,30 siamo a bordo pista dove sistemiamo le borse con qualche ricambio e con le riserve di gel ed integratori e riceviamo gli imbocca al lupo via whatsapp da tanti amici.

In pista ci sono già i concorrenti della 12 ore e della 100 km, partiti alle 8; poco prima delle 10 veniamo chiamati in zona partenza mentre i partecipanti alla maratona si accomodano duecento metri più indietro.

Siamo un bel gruppone e subito dopo le 10 finalmente partiamo. Ovviamente non ho alcuna esperienza per affrontare corse del genere, visto che al massimo ho fatto una 30 km ormai un anno fa. Beppe ci ha raccomandato di partire piano, di non farci “tirare” da altri atleti ma la cosa non è per nulla facile. I miei riferimenti personali sono solo sulle mezze e di conseguenza cerco di prendere un passo conservativo ma non troppo lento. Il percorso prevede un giro di 1.022 metri, pertanto risulta abbastanza facile tenere il conto dei km, anche se il fido Garmin rende tutto più facile. Il primo giro è molto lento causa traffico, ma subito dopo il primo passaggio io e Gualtiero iniziamo ad allungare rispetto a Beppe, pur senza esagerare. Gualtiero mi dice di essere intenzionato a posizionarsi sui 5’50” al km. Dato che conto di procedere attorno ai 6’ al km decido di lasciarlo andare. Il giro, dopo un tratto rettilineo prevede un’ampia curva verso sinistra con passaggio in zona ristoro, da lì una parte mista in leggerissima discesa, con curve a destra e sinistra inframezzate da rettilinei di raccordo, fino ad un tornantone a sinistra che immette sul lungo rettilineo dell’arrivo, in leggera salita. Cerco di controllare il passo ma è difficile, così finisco per seguire Gualtiero ad un centinaio di metri, mantenendo il distacco costante. La prima ora va via veloce e quando scatta sul mio Garmin leggo 10,32 km per una media di 5’49” al km un po’ più veloce di quanto avevo previsto. Dopo 10 giri effettuo la prima sosta al ristoro: ho pensato di cercare di mantenere la cadenza dei ristori che faccio di solito sulla mezza, arrotondando al giro. Pertanto il successivo lo farò al 15° giro (15,33 km). Proseguo bene, cercando di non aumentare il ritmo. Gualtiero è sempre avanti di un centinaio di metri mentre Beppe indietro di circa 250/300. La seconda ora passa tranquilla: continuo passo costante attorno ai 5’50” ed i giri aumentano regolarmente. Allo scoccare delle 2 ore leggo sul Garmin 20,65 km, esattamente il doppio della prima ora, il tutto senza essere in affanno. Al 20° giro (20,44 km) ho anche effettuato la terza sosta al ristoro, ripartendo però quasi subito. Capisco che il mio passo è forse un po’ eccessivo e decido, anche su consiglio delle mie gambe che iniziando ad essere un po’ stanche, di rallentare un po’. Per qualche giro proseguo sui 6’ al km ma poi la stanchezza inizia a farsi più pesante così che rallento ancora, tanto che al passaggio delle tre ore, ovvero metà gara, sono a 29,6 km (6’05” – parziale della terza ora 9 km circa – 6’40” al km). A dire il vero in questa ora c’è da considerare il tempo perso per un cambio maglietta e per una serie di ristori diventati più frequenti, causa le prime sensazioni di vuoto e il sole che prima timidamente, poi sempre più deciso splende sul circuito. Anche la noia inizia a minare le mie certezze, ma è quando supero il 31 km che andando verso l’ignoto la testa mi gioca un brutto scherzo. Inizio a pensare che ho ancora tre ore da fare sulle gambe, che non ho mai corso così tanto, che devo cercare di arrivare almeno ai 42,195 km della maratona e così facendo le mie certezze si frantumano. Proprio quando raggiungo Beppe, a cui ho recuperato un giro, la mante va in tilt ed inizio a camminare. Sicuramente la stanchezza gioca il suo ruolo ma pur capendo che è principalmente un problema di testa, non riesco a riprendermi. Inizio a fare affannosi calcoli su di un ipotetico passaggio alla maratona, sulla proiezione finale e così non faccio altro che peggiorare le cose. Alterno tratti di corsa a tratti di cammino e vedere la maggior parte dei concorrenti camminare non mi aiuta a riprendermi. I giri passano così lentamente, molto lentamente a la fatica aumenta sempre più. Dopo 3 ore e 30’ sono “solo” a 33,39 km ed alle 4 ore il Garmin segna 36,96 km con solo 7,36 km corsi (o meglio camminati) in un’ora. Vedo man mano svanire i “passaggi” alla maratona che mi sono immaginato e che il parziale alle 3 ore lasciavano presagire. Solo verso il 38° km mi scuoto un po’ dal torpore, grazie anche a “Baro”, l’amico di Beppe che si ferma un po’ con me dandomi consigli e cercando di motivarmi per arrivare almeno alla maratona. I minuti passano molto più velocemente che i chilometri e devo mentalmente promettermi dei premi quali il cambio scarpe, calze e maglietta dopo i fatidici 42,195 nonché il fatto di non correre più dopo questo traguardo personale, ma solo camminare. In qualche modo riesco ad arrivare ai 42,2 km ed essendo a poche decine di metri dalle borse, mi concedo una tranquilla camminata prima del meritato pit stop. Sul Garmin leggo 4 ore e 44’, sicuramente un tempo superiore a quanto speravo (attorno alle 4 ore e mezza). Sono però soddisfatto, anche se decisamente provato. In fin dei conti ho corso la mia prima maratona. Sto fermo quasi dieci minuti, durante i quali mi cambio, incerotto il piede destro che è abbastanza mal messo (vesciche enormi) e molto lentamente riparto alla volta del ristoro. Scadono le 5 ore ed i km sono 42,90 (parziale orario 5,94 km). Cammino per due giri, senza neppure pensare lontanamente a correre, ma anche così è una sofferenza, con un dolore tra spalle e collo davvero fastidioso. Anche Gualtiero è in difficoltà (per lui crampi) mentre Beppe, dall’alto della sua preparazione ed esperienza prosegue costante. Mi raggiunge nuovamente “Baro” che sta alternando mezzi giri di corsa a mezzi di cammino. Provo a seguirlo ma le sue ripartenze sono troppo brusche per me. Inizio però a correre qua e là, anche per spezzare la monotonia del camminare (seppur a buon passo). Quando sono circa a 47 km percorsi mi raggiunge Beppe e mi sprona a stare con lui. Malgrado il forte dolore che ho dietro il ginocchio, verso il polpaccio, riesco a seguirlo e così andiamo avanti insieme, con tratti di corsa e tratti al passo. Con stupore mi accorgo che i tratti di corsa sono al passo di 6’15”-6’30” al km (da solo non scendevo più sotto i 7’) e così nell’ultima parte della gara i km riprendono a salire. Lascio Beppe quando mancano 3’ minuti alle fatidiche tre ore. Lui ne ha ancora per lo “sprint” finale mentre io decido che può bastare, anche se quando manca un minuto e mezzo riparto e finisco correndo. Sono stanco, molto stanco ma anche felice.

Dopo la misurazione dei giudici raccolgo il pettorale lasciato come segnale, e mi avvio verso Beppe, non prima di essermi complimentato con Du Bien Sen, un simpatico Vietnamita/emiliano con il quale ho condiviso alcuni momenti della corsa. Tra chi ha terminato la sua fatica c’è un clima di cordiale cameratismo dato dall’aver condiviso uno sforzo che è qualcosa di intimo e personale prima che una gara contro gli altri. Con Beppe andiamo verso la zona borse, non prima di esserci complimentati con Paola Sanna, vincitrice assoluta della 6 ore. Senza fretta arrivo al camper dove mi concedo una lunghissima doccia rigenerante e rilassante, prima di recarmi con gli altri al pasta party finale dove ci servono un abbondante piatto di pasta, torta salata e crostata. Vengono pubblicate le classifiche e scopro di aver fatto 50,084 km occupando una lusinghiera 31° posizione su 48 classificati. Gualtiero ha totalizzato 52,157 km (19° posizione) e Beppe 53,886 km (15° assoluto – 1° di categoria). Roberto Baronio, il nostro ospite per il viaggio, addirittura 59,567 (8° assoluto).

Dopo le premiazioni, stanchi ma contenti ci avviamo verso casa, dove arriviamo verso le otto, mettendo fine a questa “avventura”.

A mente (e gambe) fresche l’esperienza risulta ancor più positiva. Ho dimostrato a me stesso che posso affrontare una maratona pensando di finirla in maniera quanto meno decorosa, senza dovermi sottoporre ad allenamenti particolari o troppo stressanti e che ho delle risorse e una forza di volontà che in fin dei conti non ero così sicuro di avere. In sei ore c’è stato tempo per pensare alla corsa ma anche a tante altre cose, il tutto mescolato al sudore ed alla fatica. In fin dei conti un’esperienza di vita oltre che una gara.