Maratonina del Garda 2009 – 24/05/2009

La domenica mattina mi presento puntuale nella landa desolata sotto Picedo e anche se c’è parecchio caldo, inusuale per il periodo, sono fiducioso di poter far bene, ovviamente penso di poter limare il tempo di Verona (1° errore tattico), forte di tre mesi in più di preparazione. Siamo circa 800 (se non ricordo male) tra cui molti atleti della Robur. Partiamo in direzione San Felice

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la partenza

e poi giriamo verso la Raffa, per un nuovo passaggio nella zona della partenza dopo circa 5 km. Viaggio tranquillo e senza affanni sui 5’30” al chilometro, cercando di mettere un po’ di fieno in cascina in previsione del tratto in salita. Appena dopo il quinto chilometro passo una gentile signora che scoraggiata mi dice che ormai non c’è più nessuno dietro e anche io che non mi volto mai cado in tentazione sbirciando alle mie spalle: diciamo che ha quasi ragione, dietro vedo una cinquantina di persone, ma non mi abbatto, proseguo tranquillo per la mia strada. Corriamo su un lato della SS572, con decine e decine di macchine ferme in coda nell’altra corsia, tra insulti, clacson e maledizioni. E se i primi passano troppo veloci per sentirle tutte, noi con il nostro passo ce le sorbiamo alla grande, oltre agli scarichi delle macchine ferme in coda. Il caldo aumenta ma io sto ancora bene, mantengo costante il passo e mi avvicino a Moniga, devo se da un lato finirà il “rompimento” delle macchine, dall’altro inizierà la temuta salita. Passo all’ottavo chilometro, in prossimità del cartello indicante Moniga, in 44’ esatti ovvero in perfetta tabella con i previsti 5’30” al chilometro. Svolto per Soiano convinto di star bene e di colpo si spegne la luce. Forse ho iniziato in maniera troppo allegra, forse il caldo inizia a farsi sentire o forse la testa va in tilt. Malgrado di solito, anche nei momenti di massima difficoltà mi imponga di correre, anche se molto lentamente, in questa occasione vedendo tutti quelli davanti a me camminare (i 4 o 5 che riesco a vedere nei 200/300 metri davanti) le gambe rallentano fino ad andare al passo. Sul lungo rettilineo in salita verso il 10° chilometro ed il ristoro cerco di ripartire ma vado a singhiozzo. Inizio ad agitarmi e a pensare a tempi e tabelle (2° errore) e neppure il ristoro migliora la situazione (anche perché trovo mezzi bicchieri di sali molto annacquati, bottigliette d’acqua e null’altro). Corro e cammino a tratti fino all’inizio della “vera” salita, coincidente con la pista ciclabile che porta a Castelletto / Fontanelle, dove la corsa saluta e resta solo una camminata neppure troppo veloce. Non vedo nessuno davanti e nessuno dietro e la cosa non fa che peggiorare la situazione, senza poi parlare delle famigliole in bicicletta che scendendo dalla ciclabile mi obbligano a scansarmi per non essere centrato. Complimenti alla loro educazione ed alla perfetta gestione della sicurezza del percorso. In qualche modo arrivo a Fontanelle dove trovo gli unici tre spettatori nel centro storico (unici dalla partenza all’arrivo) che ringrazio per l’incitamento. In uscita dalla frazione trovo il ristoro gestito dagli amici alpini di Polpenazze. Li saluto ma declino il salame che mi offrono (forse facevo bene a fermarmi …). Penso che il peggio sia finito, dato che ormai resta una parte ondulata tra Polpenazze e Puegnago e la discesa fino all’arrivo ma mi sbaglio. Ormai è mezzogiorno ed il sole è a picco. Sembriamo dei derelitti che vagano sul ciglio della strada. Anche le scarpe mi fanno dannare. Mi sembra di correre con gli zoccoli … alla fine anche i miei piedi ringrazieranno. Nei pressi di Mura raggiungo finalmente un altro concorrente, messo peggio di me. Facciamo due parole e anche lui è scoraggiato. Mi dice di aver corso a Torino, un paio di mesi fa, sotto le due ore … ed ora sta arrancando come me … accenna all’idea di accorciare un po’ la fatica (si potrebbe tagliare ovunque visto che non c’è neppure un tappeto per la rilevazione dei tempi intermedi) ma gli dico che non vale la pena (siamo poco prima della cantine Comincioli a Puegnago e prendendo a destra si risparmia almeno un chilometro) esortandolo a tener duro che ormai inizia la discesa. Dopo una provvidenziale sosta presso le fontane di Puegnago per rinfrescarci, corriamo insieme fino al 20° km, dove nei pressi del ristoro il mio compagno di viaggio si ferma dicendomi di andare avanti solo. Così, lentamente ma di corsa, mi avvicino al traguardo, trovando Gualtiero che affianca per qualche metro (era decisamente preoccupato non vedendomi arrivare)

dove transito in un deserto molto simile a quello trovato su tutto il percorso, nell’indifferenza generale di cronometristi e giudici di gara (gli unici presenti). Tempo finale 2 ore 22’58” (real time 2 ore 22’30”).

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finalmente è finita

Vado a ritirare il pacco gara (un pacco di ravioli e poco più) e mestamente mi avvio verso casa, con la coda tra le gambe. Mai più !!! Piuttosto di fare gare di questo tipo meglio stare a casa, mi dico.

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